ALFREDO GURRIERI - ARTISTA DEL POPOLO
 
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Biografia - Alfredo Gurrieri
Nasce a Napoli il 29/02/1940, città che lascerà dopo appena sette mesi per la perdita del padre Nicolò trasferitosi con la moglie Quartarano Maria qualche tempo prima per motivi di lavoro .Mia nonna e il piccoloAlfredo fanno ritornoalla terra di origine la Sicilia, nella loro casa colonica ad Isnello un piccolo paesello alle pendici delle madonie. Qui mio padre trascorre i primi dieci anni della sua vita, la sua infanzia di cui ancora oggi ne conserva nitido il ricordo. Io stesso ho conosciuto attraverso i suoi racconti quei luoghi e quelle sensazioni.
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Siamo in pieno dopoguerra e la condizione di una donna sola con il suo bambino da allevare non è delle migliori. Per fortuna c'era un tetto dove ripararsi ed in più avevano anche un pezzo di terra coltivato dai coloni i quali però non rispettavano il patto di mezzadria lasciando loro quel poco per sopravvivere.La morte del padre di mia nonna portò un nuovo cambiamento . I suoi fratelli ne annunciarono la sua scomparsa alcuni mesi dopo e cioè dopo aver risistemato le carte del testamento, infatti le 500.000 lire in banca e varie proprietà del mio bisnonno si erano trasformate in debiti, ci fu una causa che finì con un accordo che non favorì certo mia nonna.
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Data la situazione non ci volle molto per decidere di andare via . Raccolti i pochi averi e il piccolo Alfredo che aveva solo 10 anni, partì definitivamente per Napoli, era il 1950. Mia nonna era una donna intelligente ed istruitama peccava dellacosidetta esperienza di vita che necessita per vivere una città come Napoli, qui incontrò un truffaldino dell'epoca che le sottrasse i pochi averi raccontandole di un sicuro investimento per l'apertura di una pizzeria, il tipo sparì senza lasciare tracce ne pizze. Fu così che per mantenersi trovò un lavoro come cameriera mentre il piccolo Alfredo fu sistemato alla meglio nel colleggio di Marechiaro ove vi rimase fino alla maggiore età. Sono otto anni che segnano il carattere di mio padre duro come pietra, anni di miseria, di fame e di stenti.
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Per prima cosa devi stare attento a non farti fottere nel senso fisico della parola, poi è la lotta quotidiana per la sopravvivenza che ti occupa a tempo pieno. Le immagini mi scorrono davanti e le sue parole mi entrano dentro, il refettorio, dove la mattina ti aspetta una tazza di latte acido piena di mosche e un pezzo di pane raffermo che viene immerso nel recipiente poi capovolto sul tavolo per protesta, ragazzini-uomini che dignitosamente lanciano verso le pareti fetide razioni a costo di digiunare e di subire pene simili a torture. In questo luogo il piccolo Alfredo conseguirà i suoi studi, cioè il secondo avviamento che equivale alla odierna licenza media, in più svolgerà attività come giardiniere o tipografo per integrare la scarsa dieta a cui era costretto con qualche razione extra di minestra e un pezzo di pane commestibile.
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Tra i vari passatempo come schiacciare topi con dei massi dalle finestre delle camerate, si avvicinò a qualcosa che ancora oggi non l'abbandona, la pittura. La cosa crebbe e si sviluppò anche grazie al suo compagno di sventura Antonio Perrucci al quale il Gurrieri prendeva "in prestito" qualche colore che entrambi spennellavano su dei supporti di fortuna tipo carta oleata per alimenti, l'inconveniente fù che quei quadri ad oggi non si sono ancora asciugati !!I duecontinuarono a frequentarsi usciti da li ed a condividere la loro passione. Il Perrucci si iscrisse all'accademia finì i suoi studi e dopo qualche anno si trasferì negli Stati Uniti scomparendo del tutto.
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(1958)Il Gurrieri, ormai uomo, ma con ancora addosso i vestiti della prima comunione, ritornò a vivere con la madre e per contribuire alle spesedi casa incomiciò a fare i lavori più svariati dal benzinaio al facchino, poi in una ditta di quelle che per prime trattavano materiali avveniristici per l'epocaqualilaplastica; interessante, ma si trattava spesso di dover cambiare colonne fecali, quindi, lasciamo perdere. Tra tutti questi mestieri uno che lo attrasse in particolar modo fu quello di sguattero in una pizzeria; non era tanto il bruciore delle mani che schiacciavano pomodori e lavavano cataste di stoviglie ad attrarlo, ma il fatto di essere in un ambiente dove si aveva a che fare col cibo e almeno quello era assicurato.
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Quindi si mise d'impegno fece la cosidetta gavetta fino a diventare chef, raffinandosi poi nelle case dei signori dell'epoca come il conte Caracciolo di Forino, il conte Guido Tosti di Val Minuta o l'armatore nonchè onorevole Gaetano Fiorentino. La cucina è la sua seconda grande passione, percepita fin da piccolo dalla madre ottima cuoca le cui ricette vengono tramandate e raccolte in un manoscritto "La mia Cucina" (1982).
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Durante il periodo delle courvee in cucina le sue mani incrociarono in quell'acqua torbida le mani di Maria Iodice, giovane e semplice ragazza di provincia bella dentro e fuori che lavorava già dall'età di quattordici anni essendo la prima di sei fratelli in una famiglia povera di Giugliano in Campania negli anni cinquanta. Le loro mani dicevo, si unirono e cosi le loro esistenze. Mia madre resta ancor oggi l'indiscussa Musa ispiratrice delle sue opere sia culinarie che pittoriche. Nel 1966 si sposarono e dopo un anno nacque il frutto del loro amore che sarei io.
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Nel 1969 muore la nonna paterna, gli affetti del sangue fanno qualche scherzo e a mio padre viene il diabete. Un po' per la malattia, un po' per il mito della sicurezza del posto fisso, nel 1974, entra in servizio al secondo Policlinico di Napoli come bidello. Sono gli anni della recessione: gli stipendi erano di fame e a stento si arrivava alla finedel mese, la pittura fù di grande aiuto nel tirare avanti, ma gira e rigira ritorna fuori l'altra grande passione e anche tempi migliori, fu così che siritrovò a svolgere le mansioni di chef nella "cucina sperimental per la cura e la prevenzione di malattie dismetaboliche (es.anoressia, obesità, aterosclerosi) che fu istituita alla fine degli anni '70, nella seconda clinica medica dell'allora prof. Mario Mancini e suoi collaboratori.
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Da questa cucina, per una ventina d'anni, sono usciti i dati di svariati studi alimentari, in collaborazione con vari organismi internazionali, culminati da qualche anno nella nascita della facolta di Scienze della Nutrizione. Il Gurrier i si occupava personalmente ed in modo esclusivo dellaideazione e preparazione delle ricette che erano alquanto difficili da rendere appetibili, avendo, ad esempio, come ingredienti base albume d'uovo in polvere o crusca o altre robe del genere.
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Egli ha svolto anche funzioni didattiche formando le attuali dietiste che dirigono il corso di DU inerente. I risultati dei lavori sonostati pubblicati sulle maggiori riviste scientifiche e su qualcuna vi si possono trovare due parole di ringraziamento al cuoco Alfredo Gurrieri, ma la vera soddisfazione è arrivata quando un paio d'anni fa, l'oramai Azienda Universitaria Policlinico decideva che il Gurrieri dovesse adattarsi a nuove mansioni: l' archivista.
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Fedele compagna di ventura, la pittura viene fuori dalla sua anima in alterna cadenza, è la passione che egli coltiva da autodidatta, facendo molti studi su base letteraria e tecnico - pratica , autoproducendosi ed esponendo le sue opere in varie zone della Campania.Questa è la storia in breve di un uomo che per me rappresenta il più alto significato di umanità e non è ancora finita. Attualmente vive e lavora a Giugliano in Campania.
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